Zone 30: facciamo chiarezza - la nostra risposta a Umbria7
Stamattina sul sito Umbria7 e’ uscito un intervento a firma R.P. a proposito dell’odg approvato recentemente in consiglio comunale, che istituisce 8 zone 30 nel territorio comunale di Perugia. Un intervento così infarcito di informazioni sbagliate quando non vere e proprie men…


Stamattina sul sito Umbria7 e’ uscito un intervento a firma R.P. a proposito dell’odg approvato recentemente in consiglio comunale, che istituisce 8 zone 30 nel territorio comunale di Perugia.
Un intervento così infarcito di informazioni sbagliate quando non vere e proprie menzogne, che risulta difficile persino trovare un punto di partenza per poter replicare.
Diciamo subito che non si tratta di un articolo giornalistico, ma di un intervento che riprende e rilancia il peggio dei luoghi comuni e delle falsità che la destra sostiene sulle zone 30, primo fra tutti l’ormai leggendario FARE CASSAAAA (scritto rigorosamente in maiuscolo e urlato). E’ il ministro in persona a usare simile argomentazione, tutti quelli sotto di Lui si sentono quindi legittimati a urlarla pure loro.
La diamo noi allora qualche informazione all’autore del pezzo e al direttore della testata: la prima città 30 in Italia è stata Olbia, all’epoca e tuttora amministrata dal centrodestra. Bologna è diventata citta30 a inizio 2024, e da allora altre città stanno adottando provvedimenti in questa direzione, con formule varie e più o meno diversificate.
Questo in Italia, mentre in Europa, e in altre parti del mondo, guidate da maggior pragmatismo e che non guardano la realtà con le lenti deformate con cui da noi certa stampa osserva e classifica la sfera pubblica, la città 30 e’ una modalità piuttosto diffusa di pianificazione urbanistica, adottata da amministrazioni di vari orientamenti, proprio per i risultati che ottiene. Basi scientifiche, altro che bandierine come sostiene Umbria7, ma che proprio per questo non prestano il fianco a essere urlate, e non danno facili click su siti e social.
I risultati del primo anno di Bologna 30 sono stati straordinari: il dato più eclatante è stato l’azzeramento dei pedoni uccisi, ma siccome il tema alla destra non importa, parliamo di quello che R.P., seguendo e rilanciando la narrazione così cara alla destra, a cominciare proprio dal ministro Salvini, mette al centro del proprio “argomentare”: le multe, ovvero il mitologico FARE CASSAAA. A Bologna, sempre nel primo anno, sono state elevate in totale 2046 contravvenzioni, di cui quelle per non aver rispettato il limite dei 30 sono state il numero più basso (89, contro le 217 dei 50 km/h, per capirci).
Usare questa argomentazione quando ogni anno in Italia più di 3000 persone sono vittime di violenza stradale è non solo sbagliato, ma indegno e criminale: i controlli della velocità, che il ministro Salvini ha reso molto più difficili, proprio per lisciare il pelo a quella (larga) fetta della popolazione che ritiene sia suo diritto poter fare ciò che vuole, soprattutto sulle strade, sono prima di tutto una tutela per la parte più vulnerabile della cittadinanza: i bambini, le persone anziane, i pedoni, i ciclisti, ecc. Le vittime, in poche parole.
Vorremmo vedere R.P., e quelli prima di lui, e quelli che commentano incarogniti sui social, parlare in questo modo davanti ai familiari delle vittime della violenza stradale.
Ma non solo: zona 30, o città 30, non sono solo limiti: sono ripensamento dello spazio pubblico. Prima che sanzioni, sono mettere le persone in condizione di spostarsi in sicurezza. Non lasciare le strade e le città ostaggio delle auto.
Altra menzogna: la città 30 aumenterebbe l’inquinamento. C’è uno studio comparato fatto dall’Università di Atene su oltre 40 città30, e la diminuzione dell’inquinamento è uno dei risultati ottenuti: non solo quello atmosferico, anche quello acustico.
Ne parla Umbria7? Ovviamente no.
Siamo dispiaciuti, anche se non del tutto sorpresi, che simili argomentazioni siano state riprese e rilanciate dalla consigliera Scoccia, che è stata assessora all’urbanistica nell’ultima Giunta Romizi, con la quale di questi temi pure avevamo spesso parlato, che le zone 30 erano già previste nel PUMS (Piano Urbano Mobilita Sostenibile) varato nel 2019 dalla prima giunta Romizi, con assessora alla mobilità Cristiana Casaioli.
In più, prima ancora che rappresentante di un partito, Margherita Scoccia è una professionista che di questi temi avrebbe il dovere di parlare con ben altro approccio e linguaggio, e lei sicuramente ha girato ed avrà avuto modo di vedere come cambiano le città che ripensano il proprio spazio in funzione della vivibilità e della sicurezza delle persone, un tema peraltro così caro alle destre (quella stradale evidentemente meno).
Concludiamo invitando R.P. e il direttore di Umbria7, nonché la consigliera Scoccia (che in realtà abbiamo già invitato) al nostro convegno che abbiamo organizzato il prossimo 19/09 per la Settimana Europea della Mobilità, dal titolo: “Citta30, città per le persone. Verso un nuovo modello di mobilità”.
Potranno ascoltare esperti e conoscere le esperienze di altre città italiane ed europee.
Come Associazione siamo preoccupati che un tema del genere venga dato in pasto alla strumentalizzazione più becera: auspichiamo che si questi temi ci possa essere un confronto non basato su pregiudizi strumentali, ma su quello cui queste politiche mirano.
Lo dobbiamo prima di tutto alle vittime della violenza stradale e alle loro famiglie, poi alle generazioni più giovani: ne saremo capaci?
